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Arcangelo. Fare corpo, fare luogo

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Arcangelo. Fare corpo, fare luogo

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Arcangelo. Fare corpo, fare luogo

Artisti Arcangelo

Dal 19 febbraio 2015 al 17 aprile 2015

Le Officine Saffi di Milano ospitano la personale di Arcangelo (Avellino, 1956), uno dei più accreditati autori italiani contemporanei.

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Curata da Laura Borghi, la mostra presenta dodici opere in ceramica inedite dell’artista campano, appositamente create da Officine Saffi Lab, in una stimolante convergenza tra lo spazio creativo e quello espositivo. Titola Le Case degli Irpini la serie di nuovi lavori prodotti da Arcangelo nella factory milanese, naturale evoluzione di un processo di riflessione sulla materia e sul concetto di tradizione che l’artista persegue fin dagli Anni Ottanta. Arcangelo fa proprie culture vicine e lontane, appropriandosi dell’immaginario della casa come feticcio, scrigno simbolico dove si raccolgono affetti e intimità.

I referenti di questi lavori sono le arcaiche culture dell’Italia preromana, così come era stato per la serie dei Sanniti; ma anche le più antiche e misteriose popolazioni dell’Africa, come accaduto per il progetto sui Dogon. È così allora che Le Case degli Irpini diventano case ideali e comuni, fuori dal tempo e dallo spazio, nel riferimento ad una terra che è al tempo stesso materia da plasmare e immagine materna, quasi uterina.

Autore che spazia indifferentemente dall’arte pittorica a quella plastica, Arcangelo incontra la scultura negli anni Ottanta, frequentando i corsi di Ernesto Rossetti all’Accademia di Belle Arti di Roma e diplomandosi con Emilio Greco. Nella capitale frequenta l’ambiente accademico e i maestri della scultura italiana, sente vicine a sé figure come lo scultore napoletano Augusto Perez e contemporaneamente le correnti delle nuove generazioni in pittura.

Proprio in quegli anni nascono opere come Coltivazione di granturco o gli Altari che dimostrano la sua inclinazione a concepire l’identità specifica del luogo e l’aura sacrale delle forme appena manipolate. La stessa aura sacrale che si leggeva anche negli anni novanta nelle Montagne sante e nei Miracoli, in un percorso che si è esteso fino agli inizi del XXI secolo con le Anfore e gli Orti.

In questo suo itinerario, non vanno dimenticati gli allestimenti di mostre come Sarcofago, anfore, tappeti persiani alla Galleria Lorenzelli nel 2000, e Da terra mia da Marcorossi Artecontemporanea nel 2013, per il rapporto tra forme plastiche e superfici pittoriche.

“Nella serie di pezzi recenti - scrive Flaminio Gualdoni - è davvero un fare corpo, quello di Arcangelo, e insieme un fare luogo. È materia colore, aspra e fisicamente assertiva, che s’impregna e s’incrosta di sovrapposizioni di colore portato, come per amplificazione sensibile e sottile contraddizione. Trent’anni fa i suoi lavori s’intitolavano 'Terra mia'. Ora, quell’idea antropologica e biografica di terra è tutta implicata in questa materia, e nel senso potente che emana dai corpi che ne scaturiscono”.